Voglio tornare a scrivere

•giovedì, 3 febbraio, 2011 • Lascia un commento

Voglio tornare ad avere qualcosa da dire, voglio tornare a pensare, uscire da questo analfabetismo che mi caratterizza da più di un anno ormai.

Tornerò a farlo… la bozza di un articolo aspetta da mesi di esser completata…

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•mercoledì, 29 settembre, 2010 • 1 commento

Ma allora tenìt’ ‘e ‘ccorn! E ‘o facit’ pur appost!
E che sfaccimma!

Se io fossi San Gennaro

•domenica, 25 luglio, 2010 • Lascia un commento

Se io fossi san Gennaro non sarei così leggero,
con i miei napoletani io m’incazzerei davvero;
come l’oste fa i conti dopo tanto fallimento
senza troppi complimenti sarei cinico e violento.
Vorrei dire al costruttore del centro direzionale
che ci può solo pisciare perché ha fatto un orinale:
grattacieli di dolore un infarto nella storia,
forse è solo un costruttore che ha perduto la memoria.
Nei meandri dei quartieri di Madonne e di sirene
paraboliche ed antenne sono aghi nelle vene
e nei vicoli dei chiostri di pastori e vecchi santi
le finestre anodizzate sono schiaffi ai monumenti.
È come sputare in faccia ai D’angiò agli Aragona,
cancellare via le tracce di una Napoli padrona.
È lo sforzo di cagare dell’ignobile pappone
sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone.
È perciò che mi accaloro coi politici nascosti
perché solamente loro sono i veri camorristi
a cui Napoli da sempre ha pagato la tangente
e qualcuno l’ha incassata con il sangue della gente.
E per certi culi grossi il traguardo è la poltrona
e per noi poveri fessi basta solo un Maradona.
E il miracolo richiesto di quel sangue rosso chiaro,
lo sa solo Gesù Cristo che quel sangue e’ sangue amaro.
Lo sa il Cristo ch’è velato di vergogna e di mistero
da quel nobile alchimista principe di San Severo
e con lui lo sa Virgilio, il sincero Sannazzaro,
Giambattista della Porta che il colpevole è il denaro.
E nessuno dice basta per il culto della festa
e di Napoli che resta sotto gli occhi del turista?
Via i vecchi marciapiedi che hanno raccontato molto,
pietre, laviche e lastroni seppelliamoli d’asfalto…
…l’appalto…
Ma non posso più accettare l’etichetta provinciale
e una Napoli che ruba in ogni telegiornale,
una Napoli che puzza di ragù di malavita,
di spaghetti cocaina e di pizza margherita;
di una Napoli abusiva paradiso artificiale
con il sogno ricorrente di fuggire e di emigrare,
e di un popolo che a scuola ha creato nuovi corsi
e la cattedra che insegna qual è l’arte di arrangiarsi.
Io non posso più accettare l’etichetta di terrone
e il proverbio che ogni figlio è nu bello scarrafone,
e mi rode che Forcella è la kasba del furbone
che ti scambia con il pacco uno stereo col mattone.
Se io fossi San Gennaro giuro che vomiterei
la mia rabbia dal Vesuvio, farei peggio di Pompei!
E poiché c’ho preso gusto con la scusa del santone
io ritengo che sia giusto fare pure qualche nome.
Chiederei a Pino Daniele che fine ha fatto terra mia,
siamo lazzari felici quanno chiove ‘a pecundria
Napule e’ ‘na carta sporca, Napule e’ mille paure
ma pe’ chiste viche nire so’ passate ‘sti ccriature.
da Pontano a Paisiello, Giulio Cesare Cortese,
da Basile a Totonno Petito, fino a Benedetto Croce,
da Di Giacomo a Viviani poi Caruso coi Parisi,
da Totò ai De Filippo fino a Massimo Troisi
C’è passato Genovesi e Leopardi con orgoglio,
la romantica Matilde e il mattino di Scarfoglio,
Filangieri, Cardarelli, tutto l’oro di Marotta,
c’è passata la Madonna che ora vedi a Piedigrotta,
un Luciano De Crescenzo, Bellavista di Milano,
e Sofia che da Pozzuoli oggi parla americano
un Roberto De Simone che le ha preso pure il cuore;
ora cerca di sfruttarla Federico Salvatore!
Ma non posso tollerare chi si arroga poi il diritto
di cambiare e trasformare tutto ciò che e’ stato fatto,
di chi vuol tagliar la corda con la vecchia tradizione,
di chi ha messo nella merda la cultura e la canzone.
Io non posso sopportare che un signore nato a Foggia
porta Napoli nel mondo e la stampa lo incoraggia,
e che il critico ha concesso al neomelodico l’evento
di buttare in fondo al cesso Napoli del Novecento.
Perché ancora io ci credo e mi incazzo ve lo giuro
che Posillipo e Toledo li divide un vecchio muro,
come quello di Berlino che ci spacca in due metà
uno e’ figlio ‘e bucchino l’altro e’ figlio ‘e papà.
Se io fossi San Gennaro giuro che mi vestirei -
Pulcinella, Che Guevara – e dal cielo scenderei
per gridare alla mia gente tutto ciò che mi fa male
e finire da innocente pure io a Poggioreale.
Perché come Gennarino sono vecchio in fondo al cuore
e il mio canto cittadino non farà certo rumore.
Io ho capito che la vita è solo un viaggio di ritorno
che domani è gia finito e che ieri è un nuovo giorno.
Sembra un gioco di parole ma mi sento più sicuro
coi progetti dal passato e i ricordi del futuro.
E alla fine del mio viaggio chiedo a Napoli perdono
se ho cercato con coraggio di restare come sono.

Le mille e una Napoli

•martedì, 1 giugno, 2010 • Lascia un commento

Questa è Napoli, la Napoli dei bassi, bagnata dal mare di Posillipo e a pochi passi dall’eleganza del Vomero. Ma chi visita Napoli e si affaccia dalle viste panoramiche, chi gusta un Espresso con la mitica sfogliatella di Scaturchio, chi passeggia per le strade inebriandosi nel profumo ineguagliabile della pizza e torna a casa per raccontare quanto è calorosa, simpatica e passionale la gente di Napoli di tutto questo non sa nulla. Tutto ciò che accade dietro il nome Napoli, nei vicoli bui, in mezzo ai graffiti, nessuno lo conosce o lo può immaginare, e l’essenza sottile di oppressione, di sopravvivenza e lotta, la realtà quotidiana dei boss, degli omicidi e dei coltelli, dei ragazzi costretti dal loro stesso sangue e per difendere il loro stesso sangue a precorrere questa strana violenza, di chi uccide per difendere suo figlio, per salvare se stesso… la paura impregnata nei mattoni delle case non la si potrà mai cogliere, a meno che non la si abbia nel sangue, perché si finirebbe solo per perdersi nelle sue mille sfumature: le mille e una Napoli.

Addio

•lunedì, 10 maggio, 2010 • Lascia un commento

..a questa adolescenza che tanto mi ha segnato e che tanto mi ha fatto crescere..

..alle camminate nei corridoi del liceo..

..alle nottate passate a studiare storia e filosofia…

…ai folli compiti in classe della Bartilomo…

…ai teenagers bimbominkia a cui ormai non mi sento definitivamente più di appartenere…

…alla mia città, che tanto mi ha dato…

Benvenuto caro 2 davanti alla mia età… è ora di voltare pagina e andare avanti con la testa alta.

…gomorra2…

•lunedì, 5 aprile, 2010 • Lascia un commento

Matteo aveva avuto bisogno di un’origine campana, aveva avuto bisogno di quell’alone per essere valutato per il suo curriculum, la sua laurea, per la sua voglia di fare. La stessa origine che in Scozia lo portava a essere un cittadino con tutti i normali diritti, in Italia lo aveva costretto a essere considerato poco più di uno scarto d’uomo, senza protezione, senza interesse, uno sconfitto in partenza. perché non aveva fatto partire la propria vita nei percorsi giusti.

Non è la confessione in sé che fa paura, non è l’aver indicato un killer che genera scandalo. Non è così banale la logica d’omertà. Ciò che rende scandaloso il gesto della giovane maestra è stata la scelta di considerare naturale, istintivo, vitale poter testimoniare. Possedere questa condotta di vita è come credere realmente che la verità possa esistere e questo in una terra dove verità è ciò che ti fa guadagnare e menzogna quello che ti fa perdere, diviene una scelta impossibile.

I Mondragonesi dovevano mettersi in macchina e arrivare sino a Roma per comprare fumo, coca ed eroina che giungeva nella capitale dai napoletani, dai Casalesi e dai mondragonesi stessi. Gatti che rincorrevano la propria coda attaccata a un sedere lontano.

Sono certo che Romeo avrà visto dinanzi a sé la scena di “Quei bravi ragazzi” quando Tommy De Vito viene invitato a sedere nella dirigenza di Cosa Nostra in America, e invece di accoglierlo in una sala con tutti i boss lo portano in una stanza vuota e gli sparano alla testa. Non è vero che il cinema è menzogna, non è vero che non si può vivere come nei film e non è vero che ti accorgi mettendo la testa fuori dallo schermo che le cose sono diverse. C’è un momento solo che è diverso, il momento in cui Al Pacino si alzerà dalla fontana in cui i colpi di mitra hanno fatto cascare la sua controfigura, e si asciugherà il viso pulendosi dal colore del sangue, Joe Pesci si laverà i capelli e farà cessare la finta emorragia. Ma questo non ti ineterssa saperlo, e quindi non lo comprendi. Quando Romeo vide Giuseppe per terra, sono sicuro di una certezza che non potrà mai avere alcun tipo di conferma, che comprese l’esatta differenza tra cinema e realtà, tra costruzione scenografica e il puzzo dell’aria, tra la propria vita e una sceneggiatura. Venne il suo turno… Non chiamarono neanche anonimamente la polizia o lun’ambulanza. Lasciarono che le mani dei cadaveri dei ragazzini fossero beccate dai gabbiani e le labbra e i nasi mangiucchiati dai randagi che circolavano sulle spiagge di spazzatura. Ma questo i film non lo raccontano, si fermano un attimo prima.

Non permettiamo, uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un’unica grande Gomorra da distruggere!

Si crede che il danaro non abbia odore, ma questo è vero solo nelle mani dell’imperatore. Prima che giunga nel suo palmo, pecunia olet. È un puzzo di latrina.

…Gomorra…

•lunedì, 29 marzo, 2010 • Lascia un commento

Quando si muore per strada si finisce con un chiasso orrendo intorno. Non è vero che si muore da soli. Si finisce con facce che non si conoscono davanti al naso, persone che toccano gambe e braccia per capire se il corpo è già cadavere o vale la pena di chiamare l’autoambulanza. Il viso dei feriti gravi, il volto delle persone che stanno per morire sembrano tutti accomunati dalla stessa paura. E dalla stessa vergogna.

Si pensa che l’ultima parola pronunciata da un moribondo sia il suo pensiero ultimo, il più importante, quello fondamentale. Che si muoia pronunciando ciò per cui è valso la pena vivere. Non è così. Quando uno muore non viene fuori nulla, se non la paura. Tutti o quasi ripetono la stessa frase, banale, semplice, immediata: «Non voglio morire».

Mi aspettavo musica rap, rock pesante, heavy metal, invece era un continuo susseguirsi di brani neomelodici e di musica pop. In America si spara gonfiandosi col rap, i killer di Secondigliano andavano a uccidere ascoltando canzoni d’amore.

Constitutum Constantini

•sabato, 13 febbraio, 2010 • Lascia un commento

Leggevo, per puro caso, la scheda su Theodor Adorno da parte del mio libro di filosofia.. Musica seria e Musica leggera… già ai suoi tempi si cominciava a parlarne… La prima presenta un superamento degli schemi, dello stile predominante.. la seconda è semplicemente un insieme di canzonette, diciamo così, confezionate appositamente per un pubblico sostanzialmente ignorante utilizzando stili e sequenze di accordi ultraconsolidate; la prima puramente artistica, la seconda puramente commerciale.

È un po’ il paragone che ci può essere tra Arnold Schoenberg e un qualsiasi idiota di Amici di Maria de Filippi. È davvero sconcertante constatare quanto le persone sappiano farsi rincretinire da cose di questo genere.. È praticamente impossibile spiegare a costoro che non c’è alcuna possibilità per cui il binomio “Amici di Maria de Filippi” e “Musica” possa acquisire un minimo di significato, a meno di non essere una battuta ironica… È paradossale come si ritenga che gente del genere abbia davvero TALENTO… (Aveva ragione Kierkegaard, la vita è scandalo…). Tutto ciò non fa altro che dimostrare che non si sa nemmeno di cosa si sta parlando… I conservatori sono pieni di musicisti eccellenti, di artisti nel vero senso della parola e noi, nel dubbio, veneriamo i cani..

E così facciamo in ogni aspetto della nostra vita, leggiamo Federico Moccia e Twilight, vediamo il grande fratello e andiamo ad scholam (non necessariamente in scholam) solo per fare i fighi mostrando quanto è fashion l’ultima maglietta che abbiamo comprato…

Io penso che quando arriviamo al punto in cui a disposizione di tutti sono dati strumenti di divulgazione di inimmaginabile potenzialità, la possibilità di mandare avanti realmente il paese votando con criterio i propri rappresentanti in parlamento, quando è concessa a tutti senza alcuna esclusione la conoscenza universitaria e la gente la rifiuta, allora vuol dire veramente che ci siamo scavati la fossa con le nostre mani appositamente per poter TOCCARE IL FONDO riempendola di tanta merda che il massimo che possiamo fare è sperare che almeno, da sopra, ci crescano dei fiori per adornare il nostro cimitero, o che gli alieni vengano a salvarci.

…leaving… …back… …somewhere in time…

•domenica, 3 gennaio, 2010 • Lascia un commento

Sto per andarmene, di nuovo.. Soltanto pochi altri giorni di pace per poi ritornare nello stress e nel caos di gente nevrotica e ipertesa, ben lungi dalla civiltà che a confronto qui regna sovrana (e il che è tutto dire…).

Domani ci sarà la rimpatriata, chissà che effetto avrà rivederli dopo questi – pochi, in realtà – mesi da quando ci siamo allontanati… Cinque anni di liceo quasi completamente presi con le pinzette e gettati nel dimenticatoio. Cinque anni in cui, tra la silenziosa ammirazione prima, il tentato inserimento poi, la delusione e quasi l’odio, e infine la quasi indifferenza, certo non posso dire che i nostri rapporti siano stati costantemente felici…

Sì, ora mi rammarico di non aver preso parte alle gite degli ultimi due anni, pagherei – ma l’avrei sempre fatto, in realtà – per poter tornare indietro ed averli come amici, ma realmente, non in quella maniera squisitamente formale a cui mi avevano abituato.. È naturale, se tratti una persona con ripetuta noncuranza non puoi aspettarti che questa la mattina dopo si stampi un sorriso in faccia e venga a fingere di essere realmente felice di vederti… al massimo part-time… ma se ti limiti a ricordartene solo quando bisogna contare in quante parti uguali bisogna dividere un conto poco equo, mentre per il resto non esistono nemmeno i “ciao” ci sarà decisamente tanto e tanto da attendere.

Ma tant’è… ormai non è certo il tempo di riesumare i vecchi dissapori, quanto di godere di questa serata di domani… prima di partire di nuovo. Destinazione: il futuro.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis

•sabato, 7 novembre, 2009 • Lascia un commento

Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resta che per piangere le nostre sciagure e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so; ma vuoi tu ch’io per salvarmi da chi m’opprime, mi commetta a chi mi ha tradito?
Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime le ho ubbidito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo: quanti sono dunque gli sventurati? E noi, pur troppo, noi stessi italiani ci laviamo le mani  nel sangue degli italiani. Per me segua che può. Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere; il mio sarà sommessamente compianto da pochi uomini buoni, compagni delle nostra miserie; e le mia ossa poseranno sulla terra de’ miei padri.

 
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